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I cieli di Philadelphia - Liz Moore

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Questo libro mi ha portato in dono, oltre al piacere della lettura, la scoperta delle foto di Jeffrey Stockbridge, che ho iniziato a seguire su Instagram e che ritrae Kensington, il quartiere di Philadelphia in cui è ambientata la storia (l’autrice, infatti, lo ringrazia nelle note di chiusura). Sono immagini scarne eppure perfette: la realtà disadorna che circonda i soggetti, la luce fredda, i dettagli di povertà e abbandono urbano mettono al centro i gesti, la forza degli sguardi, l’intensità dei dettagli, come un tatuaggio sotto un occhio, dita che sporgono dalla manica di una felpa, braccia incrociate sullo stomaco.  Con la stessa delicatezza (e accuratezza estetica) di quelle foto, Liz Moore costruisce un romanzo, ambientato nel quartiere più degradato di Philadelphia, che non può essere risolto solo come “poliziesco”. C’è la vicenda: omicidi seriali di giovani prostitute che Michaela, la poliziotta protagonista, sta cercando di risolvere. Ma c’è un altro livello di miste

La città dell'orca - Sam J. Miller

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Amo la fantascienza perché ha uno sguardo più lungo sulla realtà. Alcuni dicono che è profetica, a me pare piuttosto che sappia compiere un audace salto in avanti, guardando con lucidità - con cruda lucidità - alle conseguenze possibili del presente. “La città dell’orca” è una straordinaria proiezione di ciò che l’avidità sta facendo alle città, alle grandi metropoli mondiali: aumenta il divario tra ricchi e poveri, e una certa “gentrificazione” livella la multiculturalità e la dimensione storica dei quartieri, porta alle stelle gli affitti e svuota i centri storici della propria cittadinanza, strappandone via l’anima.  E allora qui abbiamo Qaanaaq, una città-metropoli tentacolare, che galleggia nelle acque dell’estremo nord dopo che l’innalzamento degli oceani ha ridotto in modo esponenziale le porzioni di terra abitabili. E’ una città governata dalle AI, da sofisticati software che dovrebbero azzerare i meccanismi di potere, risolvere la fallibilità delle decisioni umane. Eppu

Terremoto - Chiara Barzini

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Ho intercettato questo libro grazie a un passaparola, durante un corso di letteratura americana dedicato a Joan Didion e Bret Easton Ellis. La domanda era: c’è qualcuno oggi che scrive come la Didion? C’è qualcuno che racconta di Los Angeles con la stessa potenza, con sguardo chirurgico eppure anche un po’ fuori fuoco, e ne fa una questione personale, al punto che la città diventa qualcosa di più di un luogo, ma una dimensione? Ecco Terremoto: una storia di adolescenza così bella, in quegli alti e bassi che tutti conosciamo, in quella timidezza e quella ferocia verso il mondo, in quel cercare la propria strada. Ma qui la ricerca viaggia sulla mappa della città più complessa d’America, con la lente che si stringe nella Valley, patria delle seconde scelte, di chi ci prova e di chi non ce la fa, tra gang e problemi, isola di americanità e melting pot. E’ qui che Eugenia, la protagonista, sbarca con la sua famiglia (con due genitori d’animo fricchettone in cerca di nuove e brillanti

Il detective selvaggio - Jonathan Lethem

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Questa è la storia di una donna che si mette alla ricerca di un’amica scomparsa e, durante la ricerca, trova se stessa.  O forse trova una versione completamente diversa di se stessa, come la costa Ovest è una versione completamente diversa degli Stati Uniti. O come, stringendo ulteriormente l’inquadratura, Upland è una delle possibili versioni di Los Angeles, una retrovia già affacciata sul deserto del Mojave, a cavallo tra la civiltà e l’istinto di sopravvivenza. Ora, immaginate una newyorkese nevrotica, politicamente schierata e irrimediabilmente choccata dall’elezione di Trump (la Bestia-Eletta), improvvisamente catapultata nel lato più duro, scarno e selvaggio dell’Inland Empire: “ Il blu del cielo mi stava uccidendo. Quello e il modo in cui, dall’altra parte della strada, senza il minimo buongusto o senso della proporzione, le vette innevate erano impegnate in un’intricata discussione con il piatto blu galattico. Se fissavo i punti in cui il blu incontrava il bianco, andav

Dal tuo terrazzo si vede casa mia - Elvis Malaj

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Ho preso in mano il libro d’esordio di Elvis Malaj e non l’ho mollato più fino all’ultima pagina. Non mi capita spesso di trovarmi a mio agio con i racconti, forse perché sono un po’ ingorda, come lettrice. E’ come quando ti portano in un fantastico ristorante di nouvelle cusine e tu dici: "Wow, bello!" Ma vorresti altre cinque porzioni di tutto. Invece questa raccolta ha una sua ricchezza interna, che non risente della brevità della forma.  Opera prima di un giovane autore albanese di nascita e trasferito in Italia ormai da diversi anni, è un insieme di trame ironiche, intime, tragicomiche, con un lirismo di fondo che attraversa tutti i racconti. “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” è un titolo che introduce una prospettiva interessante: dalla tua posizione, sembra dire, mi puoi vedere. L’hai mai notato? Non sei curioso? Ti posso invitare a conoscermi? Ed è su più piani che si svolge questa conoscenza: c’è il fattore della diversità culturale, superato (come spesso av

Texas Blues - Attica Locke

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Dopo una decina di pagine sono tornata indietro. Dovevo controllare la data in cui era ambientato il romanzo. Diceva: Texas, 2016 e io non mi capacitavo. Ma come, ancora? Esiste, lo sappiamo, un gravissimo svantaggio sociale, negli States, che penalizza gli afroamericani. Ma in queste pagine sono stata presa in contropiede da uno scenario di vera e propria separazione razziale, che nell’America rurale è uno spazio fisico e concettuale insieme: i bar dei bianchi e quelli dei neri, la musica, le tradizioni, i modi di pensare, le cose che si dicono e quelle che non vanno assolutamente dette.  Attica Locke, autrice texana, co-produttrice della fortunata serie tv Empire , costruisce un giallo serrato che testimonia la complessità della questione razziale, che pulsa nel cuore della storia americana, attraversa le sue vene, si snoda su un sistema di stratificazione sociale molto difficile da superare (e anche da comprendere).  Non c’è però nulla di stereotipato nell’America profond

7 - Tristan Garcia

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C’è una droga che resetta la memoria del cervello, reinstallando quella dei 15, dei 20, dei 25 anni, per fare un tuffo nell’innocenza e nella spensieratezza che la vita progressivamente ti toglie. C’è una donna dalla bellezza sovrumana che scopre di avere un alter ego mostruoso: lei esiste solo perché esiste anche lui, ad ogni estremo il suo contrario. C’è un mondo talmente diviso in fazioni che ognuno con il suo credo ha finito per auto-recludersi sotto una cupola, senza più contatti con l’esterno.  Sette racconti, uniti da una finissima imbastitura, fatta di piccoli indizi seminati (quasi) casualmente, che si ricompongono nell’ultimo: benvenuti nell’iperrealismo di Tristan Garcia, autore raffinato e filosofico, con lo sguardo sempre puntato sul senso profondo della vita.  Come in un meccanismo perfetto, il racconto finale (il più lungo, occupa quasi la metà del libro) rivela l’assonanza dei precedenti e nello stesso tempo ci lascia digiuni da una risposta definitiva. In (set